venerdì 25 agosto 2017

Flessibilità, sostegno e altre avventure (della Colonna Vertebrale)

[Laura Magni è una giovane ricercatrice, una scienziata creativa, una yogini attenta e sono sempre felicissima quando si iscrive ai ritiri Yoga. Perché 'lavorare' con persone che si mettono in gioco e si autorizzano a 'sentire' e a seguire le percezioni è una grande ricchezza e , forse, uno dei motivi per cui insegno Yoga.

Questo piccolo ma efficacissimo feedback si riferisce a questo ritiro QUI]

Ti voglio ringraziare molto per questi giorni, per questo approccio al Corpo che mi (e ci) hai permesso di esplorare, così non forzato e allo stesso tempo estremamente presente
Stamattina nella mia pratica il piacere ha sostituito lo sforzo e la fluidità del Corpo ha risuonato lungo tutta la colonna, in ogni cellula

Il giorno dopo il ritiro è per me il più ricco, per la mia crescita, perché è come se durante la notte, e nel partire e tornare alla realtà più quotidiana, i microaggiustamenti e la forma dei cambiamenti trovino il posto nel Corpo, si facciano spazio e si adagino..si integrino, direi.
Pronta per continuare con questo sentire più esaltato e un contatto più integrato! 
A presto cara, incredibile Laura.
L. Magni

sabato 8 luglio 2017

Essere Corpo - ovvero la prospettiva del Corpo, i Guru e la luna piena (di luglio)

Oggi è luna piena.
È luglio e, dunque, l'ardita osservazione è che si tratti della luna piena di luglio.
La luna piena di luglio in India è una luna piena speciale e vabbé che, come mi ha fatto notare un amico ieri sera, l'India è innegabilmente dall’altra parte del mondo, ma resta pur sempre terra natia dello Yoga (nonché, per me, luogo dell’anima e un poco mi si è spaccato il cuore quando, alla chiusura della stagione dei corsi settimanali, con occhi grandi di entusiasmo mi si è chiesto ‘allora, vai in India quest’estate?’, perché no, non ci vado. C’ho alcuni bellissimi ritiri fino a settembre, per fortuna: mi consoleranno), comunque dicevo in India è la Luna Piena dei Guru: d’ora innanzi Guru Purnima.
E questa festa può avere un significato denso anche per noi, da questa parte del mondo: perché Guru Purnima è dedicata agli insegnanti; Gu-ru: ovvero chi rimuove ‘gu’, l’oscurità e porta ‘ru’, la luce.

Quelli che ci hanno cambiato la vita.
Quelli che hanno creduto in noi, che hanno dedicato la propria generosità a condividere la loro visione, perché poi noi potessimo trovare la nostra strada, il nostro Guru interiore, che alla fin fine, sia detto, è l’unico che veramente conta.
Guru Purnima è una festa dedicata nello specifico a un veggente che adoro: si chiama Vyasa, secondo la tradizione ci ha tramandato veramente un sacco di cose bellissime e, soprattutto, ha dettato il Mahabharata a Ganesha (QUI la prima parte della storia di Ganesha e, col suo aiuto, magari a breve avrò modo di scrivere la fine di quella storia lì e, se proprio mi assiste, anche le vicende che lo hanno portato a collaborare con Vyasa per la stesura del Mahabharata, appunto), che è il mio poema epico preferitissimo.
Insomma, Vyasa è il mio eroe e non si può proprio evitare di pensarlo quando arriva Guru Purnima.

Oltretutto alcuni giorni fa, per una serie di coincidenze che mi hanno colta di sorpresa mentre organizzavo tutt’altro nel weekend incipiente, ho trascorso alcune ore a Venezia, tra un vaporetto e l’altro, assieme a Gabriella Cella, la maestra con la quale ho studiato per quattro anni. 
E certamente lei, a suo tempo, ha creduto in me quando ero molto giovane (e nemmeno davo garanzie, vista l’età, gli studi all’università e un precariato lavorativo - per l’epoca - incredibile, di portare a termine la scuola, dato che 4 anni possono essere lunghi e tosti per chiunque).
A distanza di tanto tempo, stare assieme su quei vaporetti ci ha lasciato una grande gioia e l'innegabile sensazione di essere sempre state vicine, a prescindere.
Insomma di Guru Purnima dovevo proprio scrivere, ecco, perché una festività dedicata a chi  ci ha aiutato a crescere ha qualcosa di generoso e forte e vorrei che anche qui ci fosse una festa ufficiale dedicata ai maestri di ogni latitudine.

Il Guru vero, autentico, infallibile, viene evocato dal lavoro coi maestri che ci hanno trovati, ed è interiore.
L’intuito che ci indica la direzione, l’istinto che ci guida nelle scelte.
La luce che brilla dentro.
Per svelarla, beh, ci sono sì, i maestri in carne e ossa.
Ci sono anche le persone ‘sbagliate’, gli incontri che avremmo preferito non accadessero, gli eventi e gli ostacoli che ci hanno permesso di modellarci, di trovare energie nascoste in pieghe insospettate dell’anima.

Proprio oggi, e proprio per onorare i Guru tutti, mi viene da consigliare una lettura.
È un libro che amo, è un testo svelto, scorrevole, scritto in forma di domande e risposte, in capitoli che (se siete pigri oppure curiosi) non serve nemmeno leggere di seguito.
Si chiama Essere Corpo, Tea Edizioni.
L’autore è Jader Tolja, anche lui mio insegnante, di Anatomia Esperienziale.
Parole agili che forniscono punti di vista ‘incarnati’, ché il Corpo è il vero Guru.
Essere Corpo è un viaggio attraverso gli aspetti della vita quotidiana, dal vestirsi al nutrirsi, all’abitare, al muoversi, all’allenarsi, alla salute e perfino alla spiritualità...tutto dal punto di vista del Corpo e della  sua consapevolezza.
A parte le persone che sono abituate a quello che viene chiamato ‘approccio somatico’ e a chi ha già lavorato, ad esempio, con me nello Yoga, che sicuramente troveranno conferme e spunti intelligenti, questo libro farebbe bene anche e soprattutto a chi considera 'corpo' come 'quella parte che sta appesa sotto la testa'.
Come ben sappiamo, queste persone sono la maggioranza.

giovedì 16 febbraio 2017

Hai mica detto 'forza'?


KeYoga - Intelligenza del Corpo

Certe volte capitano email così: quando succede, mi si riempie la giornata di luce e di gratitudine per la generosità verso chi condivide, con te e con gli altri, il proprio punto di vista, la propria rielaborazione di un percorso fatto assieme (nello specifico, questo QUI). Perché, in fondo, il senso di un lavoro sta, anche e soprattutto, nella condivisione.

Trovare la forza vera
quella che non è fatica
che casomai possiamo chiamare energia
che non è 'la nostra' ma che ci connette con qualcosa di più ampio, più completo.
Ho ritrovato le  tue parole e le ho dette a modo mio.
Ti volevo ringraziare per questa esperienza, te e le persone che ho incontrato.
Quando ero a Padova il clima invernale e la conseguente penuria di luce mi avevano fatto pensare che sarebbe stato difficile collegarmi col flusso, col presente in continuità. 
Uno stato di benessere mi ha guidata, pervasa, anche quando ho lasciato la città.
Ho avuto il timore di smarrirlo, il flusso, ma no: mi accompagna.  
E, tornata a casa, ho avuto la meravigliosa sorpresa di percepire una nuova luce che, pian piano, allontana l'inverno.
A presto, 
Silvana Salsedo

giovedì 8 dicembre 2016

Serpenti (ovvero della Coscienza)

Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
e ciò che amiamo 
brilla e gioca con noi 


Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
e ciò che amiamo
brilla e scorre via 


Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
H. Dull
- L’hai visto se il serpente ce l’aveva, la testa triangolare?
- Ma se sono scappato subito!
- Sì, ma la forma della testa? Prova a far mente locale...Zio Google dice che, se non era triangolare, è solo una biscia.
- Non lo so, non mi ricordo...
- Comunque qui dice che in questa regione, statisticamente, ci sono poche vipere.
- ...
- Che sono gli unici serpenti velenosi in Italia. Lo dice Internet, eh.
- ...

L’ultima volta che mi è capitato ero in campagna e un serpente (la forma della cui testa, per onor di cronaca, è rimasta ignota), nascosto dentro un vecchio fienile, è balenato un nanosecondo nell’aprire il portone di legno.

Un guizzo appena, si è immediatamente dileguato.
La volta precedente, invece, l’incontro era stato forzato da un ragazzino indiano che mi aveva scoperchiato sotto il naso un apparentemente innocuo cesto in vimini, sbattendomi faccia a faccia con un povero cobra nero, arrotolato lì dentro. ‘Povero’ sono riuscita a pensarlo sopravvivendo a svariati infarti, dopo aver ingiunto al ragazzino di non azzardarsi mai più, che l’aorta non mi avrebbe retto altri cobra improvvisi, vivi dormienti o che.

venerdì 28 ottobre 2016

Il figlio del monsone - Ganesha (prima parte)

Gli altri clienti occidentali nell’internet point di Varanasi si irrigidiscono, ci scambiamo occhiate perplesse e allora no, non è stata un’impressione solo mia.
Un topolino, in un lampo, mi è proprio passato vicino e l’istinto di sollevare di scatto i piedi da terra ha avuto la meglio sulla nonchalance da viaggiatrice navigata con cui cerco (maldestramente) di mascherare lo stupore costante che vivo in India, dove il confine tra quello che vedi e ci credi, quello che vedi ma fai fatica a crederci e quello che vedi ed è totalmente incredibile, beh è impalpabile, fai confusione.

Quel negozio minuscolo, con tastiere appiccicose e annessa rivendita di bibite e anacardi, brulica, innegabilmente, di topolini.
Ganesha”, commenta serafica la proprietaria, che lì con marito, tre figli, i pc, le bibite, i sacchetti di anacardi e i topolini, ci vive, puntualizzando quanto sia assurdo il disgusto che una cosa normale come il passaggio del roditore ha evidentemente innescato in noi.
In effetti, la signora ha ragione: Ganesha, il dio con la testa di elefante che rimuove gli ostacoli e benedice ogni inizio (che si tratti di gettare le fondamenta di un edificio, di un viaggio o di un rituale religioso), viene rappresentato sul dorso di un topolino. 
Mi vergogno un po' del mio scatto nervoso, da figlia dell'occidente, che magari l'ha offesa o, peggio ancora, potrebbe aver offeso Ganesha, ma ogni volta che apparirà un topo, lì o ovunque, so che avrò un riflesso analogo e dunque mi metto in pace.
Anche fuori dall’unica chiesa cattolica che mi è capitato di incrociare nel mio vagare per l’India c’era un microtempio dedicato a Ganesha, in cui i fedeli accendevano incensi prima di entrare e pregare davanti al crocefisso: la benedizione del dio-elefante va chiesta all'inizio, è l'incipit di qualsiasi cosa – compreso il rituale di una religione lontana dall’induismo. Non fa una grinza.

sabato 15 ottobre 2016

L'Onda lunga della Luna (e dello Yoga)



Ai tempi, beh, c'era pochino, in giro.
Le informazioni dovevi proprio andartele a cercare; le esperienze le facevi tutte sulla tua pelle (che, poi, le esperienze si facciano sempre e solo sulla propria pelle, per definizione, è una inevitabilità che ho constatato proprio in questa ricerca).

Quando ho elaborato per la prima volta – dopo una vita di studio e sperimentazione personale –il percorso della Luna nel Pozzo, dedicato all'espressione del Femminile Corporeo fuori dai condizionamenti, non potevo che sviluppare qualcosa di autentico e originale, dunque.
Anni dopo, sbam!, mille proposte, mille idee, mille attività.
Ti piovono proprio addosso.
Questo mi fa piacere, per me è bellissimo assistere all’allargarsi dell’interesse in un tema che ho così visceralmente a cuore.

Un po’ come lo Yoga: 16 anni fa l’affermazione ‘insegno Yoga’ generava, quando andava bene, sguardi vacui o contriti ‘non arrivo a toccarmi la punta dei piedi’ , quando andava male, l’immancabile ‘ah, fai lo Yogurt?’.
Adesso la reazione, quasi sempre, è ‘che stile di Yoga?’ [al netto della constatazione che  il mondo dello Yoga, negli ultimi tempi, richiama in effetti il circo (acrobati, maghi, clown e adorabili animali per ora domestici ma chissà, diamo tempo al tempo), il che innesca spesso e volentieri rabbiose polemiche interne, reazioni spazientite nei praticanti di lunga data e confusione in tutti gli altri.  Personalmente, polemizzare su ‘il mio stile è più yogico del tuo/di tutti gli altri’, o il tristemente immarcescibile ‘il mio maestro è migliore del tuo/di tutti gli altri’ – prodotti dell’inconfessato ‘io sono migliore (ovvero temo di essere peggiore) di te’ - mi pare un’inutile spreco di energie e, sotto sotto, testimonia un bel dispiegamento egoico, invisibile soltanto a chi, nella polemica, affonda].
Di fatto io trovo irresistibile che la disciplina cui dedico la mia vita e il mio lavoro sia diffusa e conosciuta. Non posso farci nulla, mi vengono su sorrisi più che espressioni accigliate o sospirati ‘Shiva, dammi la forza’...

venerdì 9 ottobre 2015

una parola bellissima

a chi 'è la prima volta ma mi butto' e quel sincero entusiasmo, ancora ingiustificato, è un'onore,

a chi 'sono dieci anni, c'è mica un premio?' perché (ormai) sa benissimo che sono io a sentirmi premiata dalla bellezza della loro presenza, 

a chi 'non vedo l'ora di ricominciare' e non sa quanto mi è mancato, 

a chi 'e se faccio figuracce?' e dopo cinque minuti si è scordato i dubbi e sta in una concentrazione che nemmeno un monaco zen,

a chi 'è tanto tempo che non pratico' e dopo cinque minuti ha occhi bambini e il viso di chi ha ritrovato qualcosa di fondamentale,

a chi 'non so cosa riesco a fare stasera, eh, che non ho ancora finito le terapie per quel vecchio/recente trauma' e poi nemmeno si accorge della fluidità dei movimenti,

a chi arriva in anticipo per un abbraccio e quattro chiacchiere e si accorge che anche altre dieci persone hanno pensato la stessa cosa e si sta lì a raccontarsi, da vecchi amici,

a chi arriva in ritardo in punta dei piedi ma viene lo stesso, e si accorge che non disturba affatto, 

a chi ha aspettato fuori da una porta recante il cartello 'gruppo Yoga: aspettare qui', in rispettoso silenzio, per mezz'ora, finché l'insegnante, ignara del cartello e a lezione già ampiamente iniziata, è andata a chiudere la porta e li ha trovati lì, coi tappetini arrotolati sotto il braccio, e, svelata la commedia degli errori, col gruppo intero, la lezione è iniziata per davvero.

perché guidare la pratica di Yoga con voi, nei corsi, nei seminari, nei ritiri, nelle individuali è una gioia senza tempo, e giusto stamattina qualcuno mi ha fatto notare che sono tantissimi anni che insegno, e ancora esco dalle lezioni con voi migliore di com'ero quando sono entrata.
e questo è un lusso prezioso più di ogni altro: qualcosa che mi sembra così enorme da non starci dentro, in quella parola lì, che però è anche una parola bellissima: grazie.

(e, sì, riprendere la giostra dei corsi e dei workshops mi ha resa sentimentale. non preoccupatevi, non è contagioso)

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